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giovedì 13 gennaio 2011

I miei quindici anni con un lupo







[Articolo inserito su Lega Nerd]

Mi scuso in anticipo per la qualità delle foto che son state scattate con il cellulare ad altre due fotografie sviluppate.

Come richiesto nei commenti inseriti in quest’articolo provo a scrivere della mia vita con Iako, il lupo che mi ha accompagnato per quindici anni.
Non so bene cosa digitare, non ho mai fatto un post su mie esperienze personali, provo a buttar giù e vedo cosa ne viene fuori.

Sedici anni fa, nel 1994 dei miei amici partirono per i boschi di Ovada (per la precisione Lerma, AL) per trascorrere una settimana di campeggio libero, allora si poteva ancora.
Arrivati piazzarono le tende e sentirono dei lamenti di cane, cercando trovarono una tana con una lupa morta e dei cuccioli che evidentemente avevano bisogno di aiuto.
Prestarono le prime cure comprando del latte e si allontanarono qualche centinaio di metri per non disturbare l’eventuale branco nel caso fosse tornato. Non fu così, tornarono tutti i giorni a vedere e furono costretti a sfamare i piccoli per non farli morire.
A quanto mi raccontarono nel momento della partenza si parlarono, ponendosi il problema su che cosa fare: Sarebbe stato giusto toglierli da quel luogo? Sarebbe stato giusto salvarli? Avrebbero dovuto chiamare la forestale? Cosa fare?
Non entro nel merito, fatto sta che decisero di portarli con se, vivevano in una grande cascina milanese (Vaianovalle) e quindi di spazio ne avevano.
Arrivati alla Stazione Centrale di Milano, come da accordi mi trovarono li ad aspettarli, quando uno sgorbietto saltò fuori dalla cesta, capitolando in terra rovinosamente. Mi ricordo ancora le espressioni preoccupate sui volti dei miei amici, ma nulla… Esso si alzò come se nulla fosse e corse verso di me. Proprio verso me, in mezzo a tutta la gente presente in stazione, e si mise a scodizzolare sul mio piede cercando di alzarsi usando la mia gamba “a mo di aggrappino”.
Ci salutammo e mi chiesero (testuali parole):
“lo vuoi”?
“Lui ha voluto me”. Risposi.
Da quel momento diventammo inseparabili (vi faccio notare che all’epoca avevo 13 anni) sopratutto per il rapporto alquanto strano che avevamo, determinato dal fatto che lui non era un cane come tutti gli altri, bensì un lupo, con tutti gli istinti e le caratteristiche che lo contraddistinguevano.
Per esempio vedeva in me non un padrone, ma un capobranco da seguire, quando mi sedevo, ovunque io fossi, qualunque cosa ci fosse cinque metri più in la (anche una grigliata di carne) lui si accucciava a fianco a me. Se mi mi alzavo, facevo un passo e mi fermavo, lui si alzava faceva un passo e si risedeva a fianco a me. Quando beveva non usava la lingua, succhiava. Alcune caratteristiche fisiche erano un po’ diverse, come per esempio i canini più lunghi rispetto agli altri cani. Queste per citarne alcune.
Da quando feci 16 anni decisi di fare tutti gli anni una settimana di vacanza apposta per lui, andando da solo con il mio fidato amico a quattro zampe in mezzo ai boschi dov’era nato, buttandomi proprio in mezzo, a circa cinque o sei chilometri lontano dalla civiltà, seguendo un ruscello ove potevo pescare per cibarmi.
La mattina lui attendeva che io mi svegliassi per guardarmi e poi sparire nella vegetazione tornando solamente la sera quando andava via la luce, tutto morsicato e felice. Non ho mai dovuto dargli da mangiare quand’eravamo li. Esattamente come io pensavo a me lui si procurava il cibo; era felice così, lo ricordo bene.
Di notte è capitato di sentire altri lupi ululare, e lui gli rispondeva, non mi è mai successo che il branco si avvicinasse; non so se sia vero ma mi è sempre piaciuto pensare che fosse grazie a lui.

La vita in città con un animale del genere non mi ha mai dato problemi, è sempre stato slegato e non gli ho mai dovuto insegnare a fermarsi al ciglio della strada, l’ha sempre fatto lui inconsciamente.
Non ha mai attaccato un altro cane, se non per difesa, e quando è accaduto si notava davvero la differenza tra un cane ed un lupo, dalle tecniche di caccia e difensive che erano intriseche nel suo istinto.
Riporto l’aneddoto che ho inserito nei commenti nell’altro post:
E’ capitato che un cane corso



scappò dalla padrona correndo con aria davvero minacciosa verso di noi… L’unica cosa che ho potuto fare fu lasciare anche il mio, altrimenti legato al guinzaglio me l’avrebbe fatto fuori. Iako si mise a correre allontanandolo da me, e l’altro lo inseguì. Tempo dieci passi e si è girò di scatto abbassandosi e prendendolo al collo.
Vidi l’altro cane cadere a terra e gridai: “Fermo”! Subito il mio amico lasciò la presa. L’altro cane stava bene, per fortuna aveva solo due buchetti sul collo e perdeva un po’ di sangue ed è rimasto li a terra facendosi coccolare dalla padrona più spaventata di lui che ebbe pure il coraggio di avere da ridire, al grido di: “il mio piccolo, il mio cucciolino”.
Ci mancava soltanto che la stronza lo chiamasse Fufi.
Constatato che il suo “cucciolino” stava bene un paio di vaffanculo e me ne andai.
La cosa che mi colpì in quell’occasione fu che Iako non era agitato per nulla, tranquillissimo, come se non avesse neanche vissuto quell’esperienza iniziò a spisciazzare qua e la per coprire gli odori degli altri maschi (come fanno tutti i cani).
Cazzarola, io avevo il cuore a mille e quello guardava le farfalle, tant’è…

Purtroppo l’anno scorso si ammalò gravemente, nel giro di tre settimane gli si svilupparono dei tumori (cazzarola, nei cani è una cosa rapidissima) e soffriva sempre di più.
Un giorno vidi la scena di lui che leccava la propria urina da terra per non farmela trovare e quando si accorse che l’avevo visto fece un’espressione di vergogna che non dimenticherò mai. Non l’avevo mai visto così.
Nel giro di due giorni non riusciva neanche più ad alzarsi, ci provava ma cadeva sbattendo qua e la, ma comunque cercava di arrivare a me, per poi appoggiare la testa sulle mie gambe.
Passai un’ultima notte nella sua cuccia con Lui appoggiato a me che si lamentava.
Presi la decisione: optai per fargli praticare l’eutanasia il giorno dopo; mi sembrava la scelta più doverosa verso chi mi è stato vicino per tutta la sua vita e non mi ha mai tradito. Non potevo proprio farlo soffrire oltre.

Non mi sento di aggiungere altro.

mercoledì 22 dicembre 2010

Comportamenti sociologici dei lupi


Dopo aver scritto un articolo sui comportamenti sociologici dei lemuri del Madagascar, ne posto un altro riguardante la stessa tematica ma con differenti protagonisti: i lupi.

Tali animali vivono con una struttura organizzata, cacciano trombano e vivono secondo precise gerarchie, determinate dalla possenza fisica ma non solo.

Il branco può avere una dimensione che varia da 4/8 soggetti (nel caso di una famiglia con i cuccioli) fino a contarne più di 20, ove (in genere) varie famiglie si sono unite dando così vita ad un meta branco (o muta).
Un'altro motivo che determina un gruppo così numeroso può essere la grande presenza di cacciagione, che da come risultato una riproduzione ed una sopravvivenza dei cuccioli molto più marcata.

La figura del lupo solitario è più adeguata ai romanzi o ai classicismi, e questo è dato da una ragione molto semplice: E' consolidato che un lupo da solo possa uccidere un cervo (anche di grosse dimensioni) ma ciò comporta grandi rischi, anche il solo ferimento portebbe compromettere le battute di caccia future, determinando così la morte certa dell'esemplare; senza contare che una preda del genere basta a sfamare un gruppo più ampio di individui, come nel caso del primo esempio (4/8 soggetti). Naturalmente più cacciagione ci sarà nei dintorni più la possibilità di vedere branchi numerosi cresce, quindi possiamo affermare senza timore che la dimensione dei gruppi è direttamente proporzionale alla quantità di prede presenti nel territorio.

Concludo brevemente la questione del lupo solitario per poi ricollegarmi al discorso del territorio:
Il lupo solitario è solitamente un vecchio maschio, più raramente una femmina. L'animale può essere esiliato per vecchiaia o per motivi siociali, per esempio per aver cercato di sottrarre durante il periodo dell'accoppiamento una femmina al maschio alfa, quello dominante.
Ma un lupo solitario non è stato necessariamente esiliato, capita anche che decida di allontanarsi di propria volontà. Un motivo può esser quello di cercare altrove una femmina con cui accoppiarsi e mettere su un nuovo gruppo, ma ancora non si son capite benissimo le dinamiche che portano a questa decisione, in quanto si è notato che capita anche quando ci sono più soggetti femminili a disposizione.

Naturalmente la formazione di un nuovo branco può portare a durissime lotte per il controllo del territorio, causando spesso l'eliminazione di quello più debole (normalmente meno numeroso) ma non per forza.
Può capitare che si formi un nuovo branco composto da madre, padre, e cucciolata, ove i cuccioli sono prevalentemente di sesso femminile e vengano tutti accolti senza problemi all'interno di un gruppo più numeroso, oltretutto rispettando "l'affetto" dei due partner del sottogruppo appena arrivato, e rispettandone anche le gerarchie. Insomma, in genere un maschio del grande gruppo non prova a trombarsi la femmina arrivata, in quanto è la compagna di un altro; non solo: nei battibecchi tra il maschio ed il cucciolo/a non si metteranno in mezzo (detto in parole semplici). Ciò non dura molto, in genere dopo un primo periodo di rispetto viene cancellato, dai maschi di rango superiore che sottolineeranno la propria posizione accoppiandosi con quella che precedentemente era la sua femmina. In genere questo periodo è dato dall'età dei cuccioli.

Torniamo al territorio:

Il territorio del branco è formato da tre anelli concentrici. Il più esterno è il territorio di caccia, difeso dai maschi di rango più elevato, cioè quelli più portati fisicamente e psicologicamente a scontri sanguinosi, che spesso ne causano anche la morte.

Il secondo anello (quello centrale) è detto "territorio sociale": si tratta dello spazio ove vengono cresciuti i cuccioli. Uno spazio il più possibile privo di pericoli ma ricco di stimoli, che serve a sviluppare in loro tutte quelle tecniche di caccia che utilizzaranno una volta adulti. Generalmente è ricco di piccole prede che non vengono cacciate dal branco, proprio per permettere ai piccoli di affinare tattica e strategia.

Infine abbiamo "il nucleo" (o "territorio notturno") cioè il territorio più interno, ove troviamo le tane, che sono distribuite secondo un ordine gerarchico ben preciso. Quelle più elevate, quindi più sicure perchè meno raggiungibili da eventuali predatori, sono riservate al capobranco ed ai ranghi più elevati, in genere i maschi più dotati di forza fisica. La tana può essere una grotta o una buca nel terreno appositamente scavata.

All'interno del branco vige una gerarchia sia maschile che femminile, che non è destinata a rimanere immutata nel tempo. Malattie, vecchiaia o lotte possono far "salire o scendere" di status sociale i membri; questo comporta una notevole probabilità di far tramandare solamente i geni degli esemplari migliori, determinando una continua evoluzione del gruppo, inteso proprio come se fosse un unico organismo.

Calma e stabilità nel branco sono sotto la supervisione del maschio alfa, il capo, in quanto ogni cambiamento di status potrebbe mettere in discussione il suo ruolo di leader. Esso mostra indifferenza nei confronti degli altri lupi, sia di alto che di basso rango, comportandosi in modo tollerante ma fermo e sicuro, mettendosi in gioco con tutto il suo potere (carisma) e le azioni che portano ad una sottomissione psicologica degli altri in tutti i momenti di maggiore tensione, come ad esempio nel periodo riproduttivo.
Esso tiene unito il branco, pattuglia e marca (spisciazzando qua e la) il territorio, decide i sistemi di difesa e le strategie di caccia e stabilisce la posizione e l'assegnazione delle tane. Insomma, ogni decisione importante spetta a lui, ed un suo errore se non determina l'eliminazione o la scissione del branco sicuramente causa il suo allontanamento da parte degli altri maschi che si uniscono per cacciarlo.

Di grandissima autorevolezza gode anche la femmina alfa, che assicura una prole al branco; accoppiandosi con il maschio alfa assicura una discendenza con geni di qualità, ma non solo: può anche decidere di accoppiarsi con altri maschi di rango elevato, e questo in alcuni casi è visto di buon occhio dal maschio dominante. Insomma, un metodo naturale ed inconsapevole per assicurare lo scambio di sangue. Da notare che anche al Polo Nord anni fa gli esquimesi offrivano all'ospite la propria moglie, proprio per lo stesso motivo.
L'accoppiamento avviene in primavera e la femmina partorisce da 1 a 11 cuccioli.
Nel periodo dell'estro essa allontana tutte le altre femmine per impedirne la riproduzione, o addirittura arriva ad impedirglielo fisicamente. Questo per tenere sott'occhio il numero di esemplari e quindi la rispettiva grandezza del branco, che se crescesse troppo causerebbe problemi di cibo, che potrebbero esser risolte solamente con l'uccisione di alcuni cuccioli o con una scissione del branco. La scissione è una cosa che va evitata assolutamente in quanto si immette nel territorio (o comunque in quelli circostanti) un altro gruppo antagonista, che sottrarrebbe prede altrimenti loro.
Il fatto che il branco sia sostanzialmente costituito dalla prole della femmina Alfa, avuta da due o più partner, fa della società lupina un matriarcato.
Quando il maschio alfa perde la sua posizione e viene allontanato dal branco essa può decidere di seguirlo, ma generalmente si unisce al nuovo leader (ha molto di umano tutto ciò).

Subito sotto il maschio alfa troviamo il maschio beta, quello di rango appena inferiore; un lupo anch'esso di grandi qualità psicofisiche che si prepara ad essere il successivo capo. Esso svolge un ruolo simile a quello del maschio dominante, ma non può permettersi si essere altrettanto tollerante con gli altri lupi, in quanto essi cercano (a differenza che non l'alfa) di scalzarlo dalla sua posizione, per poter un giorno prendere il potere sul gruppo (e quindi accoppiarsi più frequentemente).

Al di sotto si trovano tutti gli altri lupi, detti "subordinati", che non raggiungeranno mai il ruolo di capo rimanendo sottomessi per tutta la vita, anche se i più coraggiosi non accettano questo ruolo e vivono in uno stato di continuo conflitto.
Essi si trovano perennemente d'innanzi ad un bivio: Da un lato c'è la necessità e la sicurezza di vivere in un branco, dall'altro l'ambizione di risalire la scala gerarchica, per guadagnarsi il diritto alla riproduzione.
Infatti durante tale periodo si verificano dei combattimenti, ma al contrario di ciò che si potrebbe immaginare essi sono "ritualizzati" svolgendosi (proprio come per i [url=http://leganerd.com/2010/11/06/lemuri-del-madagascar-comportamenti-sociologici/]lemuri del Madagascar[/url]) in modo "giocoso" evitando così di giungere ad uno scontro cruento. Non è raro che dopo la sottomissione del più debole gli venga riconosciuto un valore (se ha lottato bene ecc.) sotto forma di "permesso speciale alla riproduzione".
Capita anche che gli esemplari di grado più elevato si coalizzino contro un eventuale sfidante, così da evitare lo scontro a priori.
Per comprendere bene l'importanza di questi "rituali di gioco consiglio caldamente la lettura dell'articolo linkato poche righe sopra.

Sotto tutta la gerarchia troviamo gli anziani, non più in grado di cacciare e quindi di esser produttivi per il resto del gruppe ed i cuccioli, che di chiunque siano figli vengono allevati da tutto il branco.

Fonti:
- Prima di avere questo cane son stato "convivente" con un lupo. Per ovvi motivi mi son dovuto documentare molto, non era proprio come avere un altro canide addomesticato. Avrei preferito mettere la sua foto ma ce l'ho a casa mia sul mio pc.
- Wikipedia.
- http://www.puntodincontro.net