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venerdì 25 marzo 2011

Video intervista a Mr.Ubisoft Italia Marco caprelli

Dopo mille peripezie siono finalmente riuscito a terminare il montaggio dell’ intervista rilasciatami da Marco Caprelli, il Group Brand Manager di Ubisoft Italia.

Come promesso ho riportato le domande da voi proposte nel post dedicato unite a quelle fatte dalla Gilda degli Assassini del fanday con il risultato che potete vedere e che giudicherete.

Due parole sul termine arcano che appare all’inizio del primo video: “Flame Production”.
Col supporto di un cameraman con le contropalle farò interviste a personaggi di rilievo nel mondo dei videogiochi, informatica, underground culture… Testimonierò eventi e tutto ciò che mi viene in mente.

Il progetto prevede comunque di cercare di mantenere un livello (parlando di personaggi ) sempre alto cercando di testimoniare il lato degli eventi che gli altri non pensano di filmare.

Come noterete da questo primo lavoro le interviste avvengono con un tono piuttosto informale e senza alcuna paura di mettere in imbarazzo l’ospite “sotto interrogatorio” con domande scomode e/o imbarazzanti (vedi domanda di Laido sulle tette).

La cosa fondamentale è che sempre (e sottolineo sempre) prima di recarmi dall’ospite di turno chiederò in giro per il web eventuali domande che gli users vorrebbero porgere, così da rendere attiva e partecipe la rete.

Ecco i link di riferimento di questo nuovo progetto:


Sito ufficiale

Pagina Facebook.
Canale Youtube.

Se volete mandarmi consigli o “sgami” per future interviste o reportage oltre ai link citati potete scrivermi alla mail info.flameproduction@gmail.com

Qua sotto trovate l'intervista divisa in tre parti.
A voi la parola.





domenica 20 marzo 2011

iLabs Singularity Summit – 2/5 – Intervento di Raymond Kurzweil



Articolo inserito su Lega Nerd e su postumano.com (blog di Daniele Bossari).

Raymond Kurzweil, inventore, scienziato e imprenditore. Nasce a New York il 12 febbraio 1948, si laurea in Informatica e Letteratura al MIT. Definito “the restless genius” dal Wall Strett Journal, è uno dei principali inventori viventi, nonchè esponente mondiale della Singolarità tecnologica. [spoiler show="Mostra approfondimento" hide="Nascondi approfondimento"]



Comincia la sua eccezionale carriera di inventore al liceo, quando scrive il suo primo programma di riconoscimento di motivi musicali, in grado di analizzare i lavori di compositori classici e proporne di nuovi nello stesso stile; all’inizio dell’università crea il Select College Consulting Program, un programma per associare studenti di liceo a università con determinati requisiti.

E’ considerato un pioniere assoluto nel campo del riconoscimento pattern e della sintetizzazione sonora: alla Kurzweil Computer Products si deve il primo sistema di riconoscimento caratteri – il papà di tutti gli OCR – nonché il primo sintetizzatore text-to-speech. L’unione delle due invenzioni divenne la famosa Kurzweil Reading Machine, in grado di dare alle persone cieche la possibilità di capire un testo scritto tramite la lettura automatica dello stesso.

Negli anni Ottanta crea una nuova generazione di tastiere elettroniche in grado di simulare un gran numero di strumenti: per la prima volta, musicisti professionisti non riescono a distinguere il suono di un pianoforte reale da uno simulato.

Dagli inizi degli anni Novanta, Kurzweil è diventato uno scrittore e divulgatore di successo internazionale su temi di Intelligenza Artificiale e futurologia: in particolare, è oggi tra i maggiori esponenti mondiali dell’estensione radicale della vita umana, possibile grazie al raggiungimento della cosiddetta Singolarità tecnologica.


Fondatore della Singularity University e primo speaker allo storico Singularity Summit di Stanford nel 2006, insignito di 16 lauree honoris causa, vincitore di premi quali l’Arthur C. Clarke Lifetime Achievement Award, la National Medal of Technology e il Lemelson-MIT Prize, Raymond Kurzweil è riconosciuto all’unanimità come una delle più grandi menti nella tecnologia del nostro tempo.

http://www.singularitysummit.it


[/spoiler]

Eccoci alle seconda parte (di 5) dell’articolo riguardante il “Singularity Summit” organizzato dall’iLabs al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.
Leggi l’articolo precedente.

Raymond Kurzweil è il primo a salire sul palco. Si presenta come un uomo fisicamente ben diverso dalla classica foto che troviamo in internet o sui libri, mi verrebbe da dire con un’età biologica ben più avanzata. Accendo il traduttore ed ascolto la sua esposizione che incomincia parlando delle aspettative che aveva riguardo ai pc negli anni ’80, affermando che in quella data comprese il segreto del successo umano: Padroneggiare il tempo.

Il discorso si evolve sulla tematica di come internet abbia influenzato lo sviluppo tecnologico in maniera democratica, cioè di come grazie alla rete sia oggi possibile fare successo con pochi capitali (vedi Facebook e Google) e di come aiuti la scienza a prescindere dalla nazionalità dell’internauta-ricercatore. La sua associazione (B.I.O.) si occupa proprio di cercare di prevedere come si svilupperà la tecnologia nel futuro, cercando anche di dare delle date ai vari passi fondamentali che compierà: Per esempio sostiene che il passaggio definitivo delle stampanti da 2D a 3D sarà nel 2020 (vedi foto 2, il violino in secondo piano è stato “stampato/creato” con questa tecnologia).

Molto interessante la riflessione sullo sviluppo non lineare ma esponenziale della telecomunicazione: Il primo telefono ci mise cinquant’anni ad arrivare alle masse, il cellulare sette anni ed infine i social network tre anni.
Credo che ciò renda benissimo l’idea di sviluppo esponenziale, che a livello cellulare riguarda anche gli esseri umani e l’invecchiamento.

Per unire la tematica “tecnologia” alla sfera della biologia prende come esempio le A.I (intelligenze articiciali) menzionando il computer Watson che vinse una sfida durante noto programma televisivo americano Jeopardy (ne abbiamo parlato qui e qui) e di come riesca ad elaborare risposte complesse prendendo come enorme database internet in un tempo largamente inferiore rispetto ad un essere umano.
Paragona i geni a dei software, in quanto sono delle sequenze di dati, ovvero dei ricettori (come degli nei linguaggi di programmazione).
Prendendo degli specifici geni ed inserendoli all’interno del nucleo dei mitocondri verrebbero cambiati alcuni “limiti” (ha gesticolato le virgolette) aumentandone il ciclo vitale fino a 120 anni, e di conseguenza quello dell’organismo umano.

Egli sta attualmente scrivendo un libro sul funzionamento del cervello umano, nella quale spiega che la neocorteccia (o isocorteccia) possiede 1 miliardo di neuroriconoscitori di simboli, quindi trovandosi per esempio di fronte alla parola “Apple” riconoscerà prima la lettera “A” poi la “P” e così via, fino ad unire il tutto. Personalmente non mi trovo completamente daccordo con quest’ultima affermazione, in quanto se noi mischiamo le lettere di ogni parola all’interno di una frase (lasciando nella giusta posizione solamente quella iniziale e quella finale) il cervello le riconoscerà comunque, quindi credo di poter affermare tranquillamente che non vengono riconosciute in ordine (a cascata) bensì in un “insieme”.
“Qeutsa farse ne è un emesipo”.

Altri neuroriconoscitori comprendono il “senso” di una parola all’interno di un contesto, per esempio nel caso dell’ironia, associandole così un nuovo significato rispetto a quello originario.
Secondo i suoi calcoli nel 2028 saremo in grado di avere una simulazione completa di una corteccia cerebrale, ma non sarà ancora in grado di funzionare al 100% perchè il secondo passo sarà quello di “insegnarle” tutta quest’ultima parte (quale l’ironia).

L’intervento si conclude con una domanda seguita da una risposta aperta:
“Quali implicazioni avrà tutto ciò nella vita umana? Non ci è dato di saperlo”.

Nell'approfondimento trovate il dibattito, vi consiglio di leggerlo perchè sono uscite un sacco di questioni interessanti.


[spoiler show="Mostra approfondimento" hide="Nascondi approfondimento"]D=domanda, R=risposta.

D: Lei è a favore del transumanesimo?
R: No, io sono contro il transumanesimo perchè trascenderemmo i limiti della nostra biologia, ma sono a favore di una scienza che cammina a braccetto con la nostra umanità.

D: Il progresso (inteso come raccolta dati nel campo della ricerca) è concentrato nei paesi industrializzati. Secondo Lei la tendenza sta cambiando?
R: Credo che oggi non sia più importante se una scoperta la fa un ricercarore cinese, americano o europeo, perchè darà beneficio a tutti. Dobbiamo ragionare così per il bene della scienza; internet in questo senso aiuta perchè ha aumentato a dismisura la condivisione dei dati e dele informazioni. Più passerà il tempo e sempre più proposte arriveranno a sempre più persone.

D: Qual’è la natura del fenomeno della singolarità? E’ un fenomeno ordinato o caotico?
R: Il termine “singolarità” è una cosa molto intensa, come il centro di un buco nero. C’è un orizzonte degli eventi ove è difficile vedere oltre, ma non impossibile.
La singolarità è un esplosione di intelligenza che aumenta in modo esponenziale, che nel 2045 avremo moltiplicato fondendola con la tecnologia.

D: Il software è scritto in codice binario, mentre quello umano in quaternario (gli aminoacidi sono 4 – N.D. William J.). Non trova azzardata la similitudine che ha fatto prima?
R: Si può rappresentare tutto con 2 bit. Ragionando parallelamente, il cervello esegue miliardi di operazioni al secondo, però il suo sviluppo è molto lento. Con 2 bit facciamo tutto ma facendo sviluppare molto più velocemente (si riferisce allo sviluppo tecnologico – N.D. William J.).

D: Sono Daniele Bossari: So che durante una ricerca in campo farmaceutico Lei ha assunto delle pillole per modificare una debolezza cardiaca causata geneticamente. Come va l’esperimento?
R: Per ora bene (sorrisi in sala). Il prossimo passo sarà provare a sostituire le pillole con la nanotecnologia. Uno dei processi di invecchiamento riguarda la cute. Ora possiamo modificarlo (N.D. William J. – Scriverò a riguardo nel quinto articolo della serie).

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Nel prossimo articolo, il terzo, riporterò l’intervento di Gabriele Rossi, il fondatore di iLabs e C.E.O. Diagramma.

[gallery link="file"]


iLabs Singularity Summit – 1/5


[Articolo inserito su Lega Nerd]


Data la mole degli argomenti trattati dividerò l’articolo in cinque parti; questo sarà di presentazione del summit, scriverò le impressioni personali e come si è svolto, così da dare l’idea dell’atmosfera che si è respirata. Gli altri quattro saranno uno per ogni professore che ha parlato sul palco, che pur con lo stesso obiettivo hanno affrontato argomenti molto differenti tra loro.

Arrivo al Museo della scienza e della Tecnica di Milano alle 9:20 e c’è una ressa enorme, circa duecento persone; tutti son li per l’evento: il Singularuty Summit organizzato da iLabs.

Gli argomenti che verranno trattati riguarderanno la sfera della semi-immortalità, cioè come rendere l’essere umano il più longevo possibile, utilizzando tecnologie, medicina, miglioramento della qualità di vita e non mancheranno riflessioni condite da domande poste dal pubblico presente in sala, che comprende anche geniali professori di filosofia e fisica quantistica, noti a livello mondiale.
Mi aspetto grandi cose, scoprirò di avere ragione.

Prima di tutto noto che non è presente solo una tipologia di persone, siamo tanti e tutti diversi. Dall’ottantenne plurilaureato al ventenne che deve scrivere la tesi; un paio notano la mia felpa di LN e vengono a parlarmi. Tra loro non c’è neanche una donna, uffa.

Prima di entrare in sala ci equipaggiano di traduttore simultaneo inglese-italiano, matita ed una cartelletta contenente programma e schede informative.
Programma:


9:30-10:00 Registrazione

10-:0011:00 Raymond Kurzweil (fondatore Kurzweil Technologies)

11:00-12:00 Gabriele Rossi (fondatore iLabs e C.E.O. Diagramma)

12:00-12:45 Dibattito

Pranzo

14:00-15:00 Antonella Canonico (fondatore C.E.O iLabs)

15:00-16:00 Aubrey De Grey (fondatore Sens Foundation)


Chiedo il permesso di fare delle fotografie, dopo un po’ riesco ad ottenerlo. Entro.
Il mio posto è in quartultima fila, sono davvero lontano, ma iniziato l’evento mi alzo per scattare le fotografie da un’angolazione migliore avvicinandomi al palco per le vie laterali. Noto che in prima fila ci sono due posti liberi, zitto zitto mi siedo e visto che nessuno mi dice nulla, tutto felice inizio a fare il mio dovere di reporter. Dietro di me c’è seduto Daniele Bossari, che più in la si rivelerà una persona ferrata nella materia trattata nel summit.

Dopo i primi due interventi sono le 13:00, quindi è arrivato il momento del pranzo: Lasagne, brasato, patate al forno, dolci vari, spumante, bevande analcoliche varie e caffè. Tutto davvero squisito, non hanno badato a spese.

Rincominciano i lavori, che si protraggono fino alle 17:00 circa.

Posso affermare che è stato uno dei summit più interessanti alla quale abbia partecipato, soprattutto per l’ultimo ospite: Aubrey De Grey (Sens Foundation); una mente allucinante, son rimasto letteralmente a bocca aperta durante tutta la sua esposizione.

Come ho scritto seguiranno altri quattro post: uno per ogni professore.

Nella gallery potete ammirare lo splendido Museo della Scienza e della Tecnica (ove si può fotografare) ed i graffiti presenti al suo interno.

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giovedì 13 gennaio 2011

Tatuaggi giapponesi – Storia e simbologia


[Articolo inserito su Lega Nerd]
I tatuaggi, in Giapponese, (“irezumi” ireru inserire sumi inchiostro) o “horimono” (horu inscrivere mono qualcosa) nascono nel periodo Edo ed hanno come caratteristica principale, quella di ricoprire gran parte del corpo.Era una decorazione tipica di una parte della società giapponese, chiamata del “mondo fluttuante”, (“Ukiyo-e” corrente artistica sviluppatasi nel periodo Edo) che comprendeva giocatori d’azzardo, commercianti, pompieri ed in genere tutti coloro che svolgevano i lavori più gravosi, tra cui anche i “mafiosi”, che all’epoca non avevano un’accezione negativa, così come nei tempi moderni.

Tale decorazione era utilizzata sia come segno di riconoscimento per il proprio coraggio e valore morale che con l’intento di distinguersi dagli altri; a tale scopo, le immagini scelte, celavano in sé un alto e profondo valore simbolico.

Per “mondo fluttuante”, si intende non solo uno stile artistico di quest’epoca specifica, ma delinea e rappresenta, attraverso le immagini, l’identificazione della nuova classe borghese che, a seguito della crisi dell’aristocrazia feudale, apportò ad una radicale trasformazione sociale, a favore delle nuovi classi emergenti borghesi.
Letteralmente il termine “ukiyo”, di origine buddhista, indicava la transitorietà delle cose e l’esigenza del saggio di rifuggire dall’attaccamento ai beni terreni, ma nel ‘600, tale significato originario fu storpiato e re-interpretato nel modo esattamente opposto ed inteso, quindi, come l’esigenza di valorizzare proprio quei piaceri effimeri e fuggevoli della vita.

“Fluttuare, perdendosi nel piacere e allontanando la malinconia della realtà e del dolore” tale era il “credo” dell’epoca, testimoniato dalle immagini, realizzate da artisti, pittori, grafici e incisori che hanno raccontato questa nuova visione estetica sopravvissuta per oltre due secoli.

Sotto il dominio dei Tokugawa, nell’epoca successiva, il tatuaggio fu invece proibito ed iniziò ad essere nascosto sotto gli abiti ed assunse quella caratteristica forma “a vestitino”, con il quale si identifica il tatuaggio giapponese.

La pratica del tatuaggio divenne, quindi, clandestina e sopravvisse per passa parola, grazie soprattutto agli yakuza. Il rapporto tra yakuza, criminalità organizzata giapponese, e il tatuaggio, nasce più o meno in questo periodo.

La pratica del tatuaggio si diffuse nell’ambiente Yakuza inizialmente per garantire “credibilità” agli occhi dei protetti ed allo stesso tempo, per intimidire gli avversari. Questo è il motivo per cui il tatuaggio anche ai nostri giorni è considerato in Giappone come un distintivo della yakuza e quindi un simbolo identificativo di appartenenza alla “mafia giapponese”.

Ogni immagine scelta, con cui l’esponente yakuza voleva rappresentarsi, aveva quindi un alto e profondo valore simbolico, con il quale egli voleva enfatizzare un particolare lato del proprio carattere.

E’ per questo che l’iconografia dei tatuaggi giapponesi è facilmente distinguibile dagli altri generi, poiché si riassume spesso nelle tradizionali immagini della simbologia shintoista:l’onda, la carpa, la cascata, i fiori di ciliegio, ecc.
Via: http://japanesetattoo.webnode.com

Anticipo di non essere un esperto in materia (pur avendo tre tatuaggi ed un piercing) e di non parlare l’idioma giapponese; se trovate errori correggetemi pure che edito.

Un po’ di simbologia dei tatuaggi giapponesi:

Carpa koi koe: un’antica leggenda giapponese narra che una carpa con grande fatica risalì le cascate, sino a giungere ai cancelli delle porte del cielo. Come segno di riconoscenza per questo immane sforzo venne trasformata in drago, infatti possiamo notare che i draghi sono rappresentati ricoperti di squame di carpa. Sul sito citato nella parte quotata in alto leggo:
“nell’acqua della cascata galleggiano alcuni fiori di ciliegio, che ricordano che la ricerca della carpa è comunque effimera, perché la vita ha comunque una conclusione certa”.



Drago: Può essere visibile o no a suo piacimento e può trasformarsi. In primavera sale nei cieli ed in autunno entra in acqua. Si ricopre di fango nell’equinozio d’autunno ed emerge in primavera, per annunciare il risveglio della natura. Simbolo della forza produttiva umana ma anche di saggezza, forza e potere esso sputa fuoco o acqua sotto forma di nubi a spirale. Queste nuvole sono la simbologia delle forze cosmiche. E’ anche simbolo di serena accettazione della morte, come conseguenza del compimento del proprio destino.



Demoni o Oni: Sono creature soprannaturali, guardiani dell’inferno buddista, dispettosi e divoratori di umani essi sono la causa di epidemie e malattie.
Secondo una leggenda si sarebbero convertiti al buddhismo diventando forze benevole e protettrici. Il demone rai-jin è il dio del tuono che tiene tra le proprie mani le bacchette del tamburo con cui libera i suoi tuoni. Il fù-jin è il dio dei lampi e del vento, elementi che tiene nel sacco e durante i temporali scaraventa sulla terra. Il demone oni è un demone aggressivo, violento e crudele. Di solito è rappresentato con due corna, ha il volto color rosa, rosso o grigio-azzurro simile alle maschere del teatro no.
Via.




Cane di Fo: Chiamato anche drago di Buddha il Drago-cane è atto alla protezione dei templi. Simboleggia spirito forte e protezione ed è una divinità della religione shinto giapponese derivante dal buddhismo. Figura benevola che porta salute, prosperità e ricchezza.


Non ho trovato immagini decenti che lo raffigurano in un tatuaggio, comunque è questo qua sotto:


Fiore di ciliegio: Simbolo di tutte le cose emmifere che durano poco in quanto basta un po’ di pioggia per farlo cadere. Si utilizza per coprire le parti del corpo attorno ai personaggi principali del tatuaggio. Inizialmente impresso sul corpo dei samurai e successivamente dagli appartenenti alla yakuza per rappresentare la situazione di estrema precarietà della loro esistenza che può terminare in qualsiasi istante in combattimento. E’ interessante come nei secoli un simbolo così delicato abbia acquistato un significato tanto violento.



Fonti:
J-horror
Japanesetattoo
Fabri_82
Wikipedia

I miei quindici anni con un lupo







[Articolo inserito su Lega Nerd]

Mi scuso in anticipo per la qualità delle foto che son state scattate con il cellulare ad altre due fotografie sviluppate.

Come richiesto nei commenti inseriti in quest’articolo provo a scrivere della mia vita con Iako, il lupo che mi ha accompagnato per quindici anni.
Non so bene cosa digitare, non ho mai fatto un post su mie esperienze personali, provo a buttar giù e vedo cosa ne viene fuori.

Sedici anni fa, nel 1994 dei miei amici partirono per i boschi di Ovada (per la precisione Lerma, AL) per trascorrere una settimana di campeggio libero, allora si poteva ancora.
Arrivati piazzarono le tende e sentirono dei lamenti di cane, cercando trovarono una tana con una lupa morta e dei cuccioli che evidentemente avevano bisogno di aiuto.
Prestarono le prime cure comprando del latte e si allontanarono qualche centinaio di metri per non disturbare l’eventuale branco nel caso fosse tornato. Non fu così, tornarono tutti i giorni a vedere e furono costretti a sfamare i piccoli per non farli morire.
A quanto mi raccontarono nel momento della partenza si parlarono, ponendosi il problema su che cosa fare: Sarebbe stato giusto toglierli da quel luogo? Sarebbe stato giusto salvarli? Avrebbero dovuto chiamare la forestale? Cosa fare?
Non entro nel merito, fatto sta che decisero di portarli con se, vivevano in una grande cascina milanese (Vaianovalle) e quindi di spazio ne avevano.
Arrivati alla Stazione Centrale di Milano, come da accordi mi trovarono li ad aspettarli, quando uno sgorbietto saltò fuori dalla cesta, capitolando in terra rovinosamente. Mi ricordo ancora le espressioni preoccupate sui volti dei miei amici, ma nulla… Esso si alzò come se nulla fosse e corse verso di me. Proprio verso me, in mezzo a tutta la gente presente in stazione, e si mise a scodizzolare sul mio piede cercando di alzarsi usando la mia gamba “a mo di aggrappino”.
Ci salutammo e mi chiesero (testuali parole):
“lo vuoi”?
“Lui ha voluto me”. Risposi.
Da quel momento diventammo inseparabili (vi faccio notare che all’epoca avevo 13 anni) sopratutto per il rapporto alquanto strano che avevamo, determinato dal fatto che lui non era un cane come tutti gli altri, bensì un lupo, con tutti gli istinti e le caratteristiche che lo contraddistinguevano.
Per esempio vedeva in me non un padrone, ma un capobranco da seguire, quando mi sedevo, ovunque io fossi, qualunque cosa ci fosse cinque metri più in la (anche una grigliata di carne) lui si accucciava a fianco a me. Se mi mi alzavo, facevo un passo e mi fermavo, lui si alzava faceva un passo e si risedeva a fianco a me. Quando beveva non usava la lingua, succhiava. Alcune caratteristiche fisiche erano un po’ diverse, come per esempio i canini più lunghi rispetto agli altri cani. Queste per citarne alcune.
Da quando feci 16 anni decisi di fare tutti gli anni una settimana di vacanza apposta per lui, andando da solo con il mio fidato amico a quattro zampe in mezzo ai boschi dov’era nato, buttandomi proprio in mezzo, a circa cinque o sei chilometri lontano dalla civiltà, seguendo un ruscello ove potevo pescare per cibarmi.
La mattina lui attendeva che io mi svegliassi per guardarmi e poi sparire nella vegetazione tornando solamente la sera quando andava via la luce, tutto morsicato e felice. Non ho mai dovuto dargli da mangiare quand’eravamo li. Esattamente come io pensavo a me lui si procurava il cibo; era felice così, lo ricordo bene.
Di notte è capitato di sentire altri lupi ululare, e lui gli rispondeva, non mi è mai successo che il branco si avvicinasse; non so se sia vero ma mi è sempre piaciuto pensare che fosse grazie a lui.

La vita in città con un animale del genere non mi ha mai dato problemi, è sempre stato slegato e non gli ho mai dovuto insegnare a fermarsi al ciglio della strada, l’ha sempre fatto lui inconsciamente.
Non ha mai attaccato un altro cane, se non per difesa, e quando è accaduto si notava davvero la differenza tra un cane ed un lupo, dalle tecniche di caccia e difensive che erano intriseche nel suo istinto.
Riporto l’aneddoto che ho inserito nei commenti nell’altro post:
E’ capitato che un cane corso



scappò dalla padrona correndo con aria davvero minacciosa verso di noi… L’unica cosa che ho potuto fare fu lasciare anche il mio, altrimenti legato al guinzaglio me l’avrebbe fatto fuori. Iako si mise a correre allontanandolo da me, e l’altro lo inseguì. Tempo dieci passi e si è girò di scatto abbassandosi e prendendolo al collo.
Vidi l’altro cane cadere a terra e gridai: “Fermo”! Subito il mio amico lasciò la presa. L’altro cane stava bene, per fortuna aveva solo due buchetti sul collo e perdeva un po’ di sangue ed è rimasto li a terra facendosi coccolare dalla padrona più spaventata di lui che ebbe pure il coraggio di avere da ridire, al grido di: “il mio piccolo, il mio cucciolino”.
Ci mancava soltanto che la stronza lo chiamasse Fufi.
Constatato che il suo “cucciolino” stava bene un paio di vaffanculo e me ne andai.
La cosa che mi colpì in quell’occasione fu che Iako non era agitato per nulla, tranquillissimo, come se non avesse neanche vissuto quell’esperienza iniziò a spisciazzare qua e la per coprire gli odori degli altri maschi (come fanno tutti i cani).
Cazzarola, io avevo il cuore a mille e quello guardava le farfalle, tant’è…

Purtroppo l’anno scorso si ammalò gravemente, nel giro di tre settimane gli si svilupparono dei tumori (cazzarola, nei cani è una cosa rapidissima) e soffriva sempre di più.
Un giorno vidi la scena di lui che leccava la propria urina da terra per non farmela trovare e quando si accorse che l’avevo visto fece un’espressione di vergogna che non dimenticherò mai. Non l’avevo mai visto così.
Nel giro di due giorni non riusciva neanche più ad alzarsi, ci provava ma cadeva sbattendo qua e la, ma comunque cercava di arrivare a me, per poi appoggiare la testa sulle mie gambe.
Passai un’ultima notte nella sua cuccia con Lui appoggiato a me che si lamentava.
Presi la decisione: optai per fargli praticare l’eutanasia il giorno dopo; mi sembrava la scelta più doverosa verso chi mi è stato vicino per tutta la sua vita e non mi ha mai tradito. Non potevo proprio farlo soffrire oltre.

Non mi sento di aggiungere altro.

mercoledì 22 dicembre 2010

Comportamenti sociologici dei lupi


Dopo aver scritto un articolo sui comportamenti sociologici dei lemuri del Madagascar, ne posto un altro riguardante la stessa tematica ma con differenti protagonisti: i lupi.

Tali animali vivono con una struttura organizzata, cacciano trombano e vivono secondo precise gerarchie, determinate dalla possenza fisica ma non solo.

Il branco può avere una dimensione che varia da 4/8 soggetti (nel caso di una famiglia con i cuccioli) fino a contarne più di 20, ove (in genere) varie famiglie si sono unite dando così vita ad un meta branco (o muta).
Un'altro motivo che determina un gruppo così numeroso può essere la grande presenza di cacciagione, che da come risultato una riproduzione ed una sopravvivenza dei cuccioli molto più marcata.

La figura del lupo solitario è più adeguata ai romanzi o ai classicismi, e questo è dato da una ragione molto semplice: E' consolidato che un lupo da solo possa uccidere un cervo (anche di grosse dimensioni) ma ciò comporta grandi rischi, anche il solo ferimento portebbe compromettere le battute di caccia future, determinando così la morte certa dell'esemplare; senza contare che una preda del genere basta a sfamare un gruppo più ampio di individui, come nel caso del primo esempio (4/8 soggetti). Naturalmente più cacciagione ci sarà nei dintorni più la possibilità di vedere branchi numerosi cresce, quindi possiamo affermare senza timore che la dimensione dei gruppi è direttamente proporzionale alla quantità di prede presenti nel territorio.

Concludo brevemente la questione del lupo solitario per poi ricollegarmi al discorso del territorio:
Il lupo solitario è solitamente un vecchio maschio, più raramente una femmina. L'animale può essere esiliato per vecchiaia o per motivi siociali, per esempio per aver cercato di sottrarre durante il periodo dell'accoppiamento una femmina al maschio alfa, quello dominante.
Ma un lupo solitario non è stato necessariamente esiliato, capita anche che decida di allontanarsi di propria volontà. Un motivo può esser quello di cercare altrove una femmina con cui accoppiarsi e mettere su un nuovo gruppo, ma ancora non si son capite benissimo le dinamiche che portano a questa decisione, in quanto si è notato che capita anche quando ci sono più soggetti femminili a disposizione.

Naturalmente la formazione di un nuovo branco può portare a durissime lotte per il controllo del territorio, causando spesso l'eliminazione di quello più debole (normalmente meno numeroso) ma non per forza.
Può capitare che si formi un nuovo branco composto da madre, padre, e cucciolata, ove i cuccioli sono prevalentemente di sesso femminile e vengano tutti accolti senza problemi all'interno di un gruppo più numeroso, oltretutto rispettando "l'affetto" dei due partner del sottogruppo appena arrivato, e rispettandone anche le gerarchie. Insomma, in genere un maschio del grande gruppo non prova a trombarsi la femmina arrivata, in quanto è la compagna di un altro; non solo: nei battibecchi tra il maschio ed il cucciolo/a non si metteranno in mezzo (detto in parole semplici). Ciò non dura molto, in genere dopo un primo periodo di rispetto viene cancellato, dai maschi di rango superiore che sottolineeranno la propria posizione accoppiandosi con quella che precedentemente era la sua femmina. In genere questo periodo è dato dall'età dei cuccioli.

Torniamo al territorio:

Il territorio del branco è formato da tre anelli concentrici. Il più esterno è il territorio di caccia, difeso dai maschi di rango più elevato, cioè quelli più portati fisicamente e psicologicamente a scontri sanguinosi, che spesso ne causano anche la morte.

Il secondo anello (quello centrale) è detto "territorio sociale": si tratta dello spazio ove vengono cresciuti i cuccioli. Uno spazio il più possibile privo di pericoli ma ricco di stimoli, che serve a sviluppare in loro tutte quelle tecniche di caccia che utilizzaranno una volta adulti. Generalmente è ricco di piccole prede che non vengono cacciate dal branco, proprio per permettere ai piccoli di affinare tattica e strategia.

Infine abbiamo "il nucleo" (o "territorio notturno") cioè il territorio più interno, ove troviamo le tane, che sono distribuite secondo un ordine gerarchico ben preciso. Quelle più elevate, quindi più sicure perchè meno raggiungibili da eventuali predatori, sono riservate al capobranco ed ai ranghi più elevati, in genere i maschi più dotati di forza fisica. La tana può essere una grotta o una buca nel terreno appositamente scavata.

All'interno del branco vige una gerarchia sia maschile che femminile, che non è destinata a rimanere immutata nel tempo. Malattie, vecchiaia o lotte possono far "salire o scendere" di status sociale i membri; questo comporta una notevole probabilità di far tramandare solamente i geni degli esemplari migliori, determinando una continua evoluzione del gruppo, inteso proprio come se fosse un unico organismo.

Calma e stabilità nel branco sono sotto la supervisione del maschio alfa, il capo, in quanto ogni cambiamento di status potrebbe mettere in discussione il suo ruolo di leader. Esso mostra indifferenza nei confronti degli altri lupi, sia di alto che di basso rango, comportandosi in modo tollerante ma fermo e sicuro, mettendosi in gioco con tutto il suo potere (carisma) e le azioni che portano ad una sottomissione psicologica degli altri in tutti i momenti di maggiore tensione, come ad esempio nel periodo riproduttivo.
Esso tiene unito il branco, pattuglia e marca (spisciazzando qua e la) il territorio, decide i sistemi di difesa e le strategie di caccia e stabilisce la posizione e l'assegnazione delle tane. Insomma, ogni decisione importante spetta a lui, ed un suo errore se non determina l'eliminazione o la scissione del branco sicuramente causa il suo allontanamento da parte degli altri maschi che si uniscono per cacciarlo.

Di grandissima autorevolezza gode anche la femmina alfa, che assicura una prole al branco; accoppiandosi con il maschio alfa assicura una discendenza con geni di qualità, ma non solo: può anche decidere di accoppiarsi con altri maschi di rango elevato, e questo in alcuni casi è visto di buon occhio dal maschio dominante. Insomma, un metodo naturale ed inconsapevole per assicurare lo scambio di sangue. Da notare che anche al Polo Nord anni fa gli esquimesi offrivano all'ospite la propria moglie, proprio per lo stesso motivo.
L'accoppiamento avviene in primavera e la femmina partorisce da 1 a 11 cuccioli.
Nel periodo dell'estro essa allontana tutte le altre femmine per impedirne la riproduzione, o addirittura arriva ad impedirglielo fisicamente. Questo per tenere sott'occhio il numero di esemplari e quindi la rispettiva grandezza del branco, che se crescesse troppo causerebbe problemi di cibo, che potrebbero esser risolte solamente con l'uccisione di alcuni cuccioli o con una scissione del branco. La scissione è una cosa che va evitata assolutamente in quanto si immette nel territorio (o comunque in quelli circostanti) un altro gruppo antagonista, che sottrarrebbe prede altrimenti loro.
Il fatto che il branco sia sostanzialmente costituito dalla prole della femmina Alfa, avuta da due o più partner, fa della società lupina un matriarcato.
Quando il maschio alfa perde la sua posizione e viene allontanato dal branco essa può decidere di seguirlo, ma generalmente si unisce al nuovo leader (ha molto di umano tutto ciò).

Subito sotto il maschio alfa troviamo il maschio beta, quello di rango appena inferiore; un lupo anch'esso di grandi qualità psicofisiche che si prepara ad essere il successivo capo. Esso svolge un ruolo simile a quello del maschio dominante, ma non può permettersi si essere altrettanto tollerante con gli altri lupi, in quanto essi cercano (a differenza che non l'alfa) di scalzarlo dalla sua posizione, per poter un giorno prendere il potere sul gruppo (e quindi accoppiarsi più frequentemente).

Al di sotto si trovano tutti gli altri lupi, detti "subordinati", che non raggiungeranno mai il ruolo di capo rimanendo sottomessi per tutta la vita, anche se i più coraggiosi non accettano questo ruolo e vivono in uno stato di continuo conflitto.
Essi si trovano perennemente d'innanzi ad un bivio: Da un lato c'è la necessità e la sicurezza di vivere in un branco, dall'altro l'ambizione di risalire la scala gerarchica, per guadagnarsi il diritto alla riproduzione.
Infatti durante tale periodo si verificano dei combattimenti, ma al contrario di ciò che si potrebbe immaginare essi sono "ritualizzati" svolgendosi (proprio come per i [url=http://leganerd.com/2010/11/06/lemuri-del-madagascar-comportamenti-sociologici/]lemuri del Madagascar[/url]) in modo "giocoso" evitando così di giungere ad uno scontro cruento. Non è raro che dopo la sottomissione del più debole gli venga riconosciuto un valore (se ha lottato bene ecc.) sotto forma di "permesso speciale alla riproduzione".
Capita anche che gli esemplari di grado più elevato si coalizzino contro un eventuale sfidante, così da evitare lo scontro a priori.
Per comprendere bene l'importanza di questi "rituali di gioco consiglio caldamente la lettura dell'articolo linkato poche righe sopra.

Sotto tutta la gerarchia troviamo gli anziani, non più in grado di cacciare e quindi di esser produttivi per il resto del gruppe ed i cuccioli, che di chiunque siano figli vengono allevati da tutto il branco.

Fonti:
- Prima di avere questo cane son stato "convivente" con un lupo. Per ovvi motivi mi son dovuto documentare molto, non era proprio come avere un altro canide addomesticato. Avrei preferito mettere la sua foto ma ce l'ho a casa mia sul mio pc.
- Wikipedia.
- http://www.puntodincontro.net

venerdì 5 novembre 2010

CroV - Il virus marino gigante


Riporto un altro articolo scientifico che ho scritto su Lega Nerd.

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E’ stato identificato all’inizio degli anni novanta, classificato come virus solamente poco tempo fa dal microbiologo Curtis Suttle (insieme alla la sua équipe della University of British Columbia – Canada) e si chiama CroV. E’ un virus di dimensioni gigantesche, vi basti pensare che il suo genoma è formato da 730 mila paia di basi nucleotidiche (se non sapete cosa sono trovate una breve spiegazione qua) ed è secondo solo a quello del mimivirus Acanthamoeba polyphaga (1,2 milioni di basi).
Lo studio è stato pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences che non è riuscito a chiarire bene il ruolo che ha il CroV nell’ecosistema marino, certo è che ci troviamo davanti al più grande nemico del Cafeteria roenbergensis, un protozoo flagellato, che è tra i più attivi ed abbondanti predatori sulla faccia del pianeta ed è fondamentale per il ciclo di alcuni elementi (in particolare il carbonio) e dei nutrienti.

Come ho scritto all’inizio dell’articolo è stato scoperto agli inizi degli anni novanta, ma solamente dopo vent’anni siamo giunti alla conclusione che ci troviamo d’innanzi al secondo virus più grande del mondo.
Un po’ di nozioni base sui virus:
Essi sono “entità” estremamente difficoltose da classificare, ci sono addirittura tutt’oggi dibattiti nell’ambiente scientifico sulla domanda: “Sono esseri viventi o no”?
Questo è dato dal fatto che si riproducono, o meglio utilizzano “elementi” esterni (cellule) per farlo, iniettando dentro loro una sequenza di DNA che obbliga l’unità biologica a produrre altri virus identici, ma sono “organismi” (notare le virgolette) troppo semplici per essere definiti viventi, infatti son formati solamente da una membrana ed una sequenza di dna (detto in due parole).
L’importanza della scoperta di questo virus, o meglio la classificazione in quanto tale, è data dal fatto che mette davvero in crisi chi sostiene che non siano esseri viventi, in quanto non si può più parlare di semplicità, dato il numero di basi nucleotidiche che possiede.
Riporto una frase detta in una conferenza da Curtis Suttle:
“I virus sono considerati organismi semplici perché portano un esiguo numero di geni”, ma la macchina genetica trovata in CroV è pari a quella che caratterizza le cellule degli organismi complessi. E non c’è dubbio che il nuovo arrivato sia solo uno dei tanti, ancora sconosciuti ma indispensabili, virus giganti che abitano i mari”.

Se vi interessa l’argomento “Virus” posso scrivere un post più generale che illustra cosa sono e come agiscono.

Fonti:
Livescience
Wikipedia
Galileonet

Lemuri del Madagascar – Comportamenti sociologici


Ultimamente son pieno di lavoro, e non ce la faccio a scrivere su due blog, quindi ho preso l'abitudine di scrivere su Lega Nerd e riportare di qua imiei post.

Prometto che ritornerò a pubblicare anche articoli di design e riempire il forum di risorse per webmaster.

William J.

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Il sifaka di Verraux è un lemure di media taglia.
Come tutti i sifaka ha una lunga coda che utilizza come bilanciere quando salta da un albero all’altro.
Gli esemplari di questa specie vivono in piccoli gruppi da 1 a 10 individui con numero di maschi e femmine più o meno bilanciato.
Le specializzazioni anatomiche degli arti inferiori e superiori rendono questa specie prevalentemente arboricola; i movimenti sul terreno producono una caratteristica andatura a balzi laterali, spesso paragonata ad una specie di danza.
Wikipedia.

I lemuri del Madagascar, detti anche Propithecus Verreauxi o ancora Sifaka di Verraux, sono dei primati (proscimmie) con particolari comportamenti che definirei tanto bizzarri quanto evoluti.

Sesso a pagamento.
Credevate che fosse una prerogativa della nostra specie? Ebbene no.
A differenza degli altri animali, in cui le femmine vengono considerate esseri puramente da riproduzione con conseguente sottomissione, gli esemplari maschi di questi simpatici animaletti devono fare dei favori ben specifici “mercanteggiando” di fatto l’accoppiamento.
La scoperta fatta da un gruppo di biologi italiani dell’Università di Pisa ha dell’eccezionale, in quanto fino ad ora si credeva che questa fosse una prerogativa unicamente dei primati così detti “superiori” (alcune scimmie e l’uomo); essi in questo modo hanno dimostrato che già nei primati ancestrali (proscimmie) vige una sorta di “regolamento politico” dello scambio dei favori ed il sesso forte non è dato dalla potenza muscolare (quindi dalla maggiore possibilità di reperire cibo) bensì dal dono della fertilità.

E’ interessante fare un paragone con l’economia e la politica umana, ove la chiave che determina il potere sono le relazioni non paritarie tra gli individui, nel caso animale tra maschi e femmine. Partendo dal presupposto che se gli esemplari “pisellati” non riescono ad esercitare la coercizione (potere fisico) si trovano di fatto costretti a “scendere a patti” con l’altro sesso (potere politico/economico) dando la maggior parte del potere sociale alle femmine, che formano coalizioni tra loro anche perchè nel caso dei lemuri del Madagascar gli esemplari di ambedue i sessi hanno anche la stessa stazza fisica.

“Insomma, non solo puoi donare la vita ma puoi anche riempirmi di mazzate, quasi quasi nella prossima vita mi reincarno mantide religiosa, esemplare sempre maschile, ovviamente” {Cit. di un Lemure del Madagascar} ( :D )
I biologi hanno osservato, nel sud del Madagascar, un gruppo di sifaka per quattro mesi, registrando comportamenti tra cui aggressioni, accoppiamenti, marcature (effettuate dai maschi tramite ghiandole del collo e ano-genitali), e grooming (o spulciamento), che nei primati è importantissimo per le sue funzioni igieniche (pulizia) e di collante sociale. Le analisi hanno rivelato, in generale, che lontano dalla stagione riproduttiva maschi e femmine scambiano grooming per grooming (interchange), mentre durante l’estro femminile la situazione cambia: le femmine non offrono più grooming ma la loro disponibilità ad accoppiarsi. I risultati evidenziano che, subito prima della stagione degli amori, i maschi competono attraverso “slogan odorosi”: i maschi che marcano di più in prossimità delle femmine sono quelli che hanno l’accesso prioritario alle medesime, probabilmente perché le secrezioni ghiandolari contengono informazioni utili (tra cui se il maschio è dominante o no).

Tutto ciò che ho citato qua sopra non è sufficiente, infatti gli studiosi hanno constatato che gli esemplari maschili che si accoppiano maggiormente sono quelli che attuano più favori spulciando la femmina, ma sopratutto si accoppiano più volte con lo stesso esemplare, determinando di fatto il “favore at personam”.



Intervista a Elisabetta Palagi, coordinatrice del gruppo di ricercatori pisani che ha osservato questo comportamento nei lemuri.

[mp3]http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2010/11/Lemuri_sesso.mp3[/mp3]





Quello dell sesso a pagamento non è l’unica particolarità sociologica dei lemuri, un’altra assolutamente da citare è il fatto che sconfiggono la xenofobia con il gioco e di questa scoperta dobbiamo ringraziare ancora una volta il gruppo di biologi pisani citato sopra.
Dal greco: xénos, straniero e phobos, paura. Paura di ciò che è straniero.

Utilizzare il gioco per ridurre e attenuare la paura dello straniero.
Già nell’antichità il gioco copriva un ruolo fondamentale per ridurre o almeno attenuare la xenofobia.
Platone sosteneva che: “Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco, che in un anno di conversazione” {Cit. La Repubblica, di Platone} e secondo la mitologia greca l’oracolo di Delfi disse al re dell’Elide, che il dio Apollo aveva ordinato l’istituzione di competizioni sportive a Olimpia così da porre fine alle guerre del Peloponneso. La storia reale ci dice che venne stipulato un contratto di pace (tregua olimpica) tra tutte le regioni partecipanti e che ad oggi è stato il più duraturo.

Torniamo agli animali.
Come dicevo il gruppo di ricerca del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa ha scoperto che l’importante ruolo che ha il gioco nell’abbattimento dell’intolleranza sociale verso il diverso è una prerogativa non soltanto umana ma anche delle proscimmie, nostri lontani parenti, e quindi con tutta probabilità anche dei nostri antenati; utilizzano quindi il comportamento ludico con le stesse finalità utilizzate dalla nostra specie.
Nei Propithecus Verreauxi (sempre gli stessi lemuri) gli esemplari maschi “migrano” in cerca di femmine da un gruppo all’altro, scatenando inizialmente violenti scontri (risposta xenofobica da parte dei maschi del gruppo) che poco a poco si “trasformano” in gioco. Quando inizia questa fase non si notano più differenze comportamentali tra “gli interni” e gli “esterni” che vengono trattati a tutti gli effetti come membri appartenenti (controllo).
“L’aspetto più interessante della ricerca – commenta la dottoressa Palagi – è che essa rovescia la prospettiva comune. Tutti pensano al gioco come a un comportamento che viene inibito in caso di stress sociale, mentre in questo caso si dimostra che serve proprio per gestire lo stress sociale. Molti, inoltre, pensano al gioco come un comportamento non strettamente legato alla sopravvivenza, ma nel caso dei Sifaka sembra invece avere un ruolo molto importante per evitare gravi conseguenze dovute ad aggressioni da parte di individui estranei al gruppo”. Su questi presupposti stimolanti, la ricerca continuerà nel 2011. È già prevista, infatti, una nuova raccolta di dati utili per chiarire altri aspetti relativi sia al gioco che ad altri comportamenti sociali, quelli in particolare che inducono e limitano lo stress negli individui.L’articolo degli studiosi pisani, dal titolo “Stranger to familiar: wild strepsirhines manage xenophobia by playing” è liberamente consultabile e scaricabile dal sito
ilgiornale.unipi.it

Ecco che giungiamo alla conclusione che il gioco ha un ruolo assolutamente fondamentale per l’accettazione tra individui estranei al gruppo analogamente a come accadde in Grecia tra le diverse popolazioni ed i giochi olimpici.



Intervista a Elisabetta Palagi.

[mp3]http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2010/11/lemuri_xenofobia.mp3[/mp3]





Ricerca (in inglese) pubblicata dall’equipe di biologi dell’università di pisa.

Fonti: Wikipedia, Moebiusonline, Plosone, ilgiornale.unipi.it.

domenica 31 ottobre 2010

Assassin's Creed Brotherhood - Video ufficiale del fan day



Ecco il video ufficiale del fan day organizzato dalla Ubisoft dedicato ad “Assassin’s Creed Brotherhood”.

Se ascoltate attentamente la parte iniziale potete captare un paio di spoiler sulla storia del gioco.

Che aggiungere… A voi la parola.

martedì 19 ottobre 2010

Assassin's Creed Brotherhood - Fan day - Recensione evento Ubisoft


Come promesso ecco l’attesa recensione dell’evento organizzato dalla Ubisoft per il gioco “Assassin’s Creed Brotherhood”.
Se dovessi descrivere con una sola frase direi senz’ombra di dubbio:
Figata totale, è stato tutto così fantastico che oserei definire l’esperienza quasi immorale.

Ritrovo con metà gruppo alle ore 10:30 a Milano, gli altri partono da Roma. Trovo un novero di dieci “sciammannati” in compagnia di Barbara, un’ organizzatrice, l’operatore Emanuele ed un giornalista della Ubisoft. Vederli mi porta ad avere buoni auspici.
Non tardiamo a conoscerci e dopo una mezz’oretta di viaggio siamo già quasi tutti in confidenza.

Alle 14:30 circa arriviamo alla location, Monteriggioni, e mentre il pullman entra nel cortile dell’hotel iniziano a brillarmi gli occhi per il lusso che mi circonda. L’albergo ha quattro stelle e all’interno è in stile pseudo-rinascimentale unito al moderno, ho già compreso che non hanno badato a spese.

Entriamo nella hall e dopo aver fatto il check in ci fanno firmare una liberatoria nella quale accettiamo di non parlare assolutamente di alcuni fatti che accadranno il giorno venturo, cosa che aimè son costretto a fare, seppur con grande rammarico. Bene, dopo aver acconsentito a tutte le clausole ci consegnano un sacchetto contenente:
- Due spille di Assassin’s Creed, di cui una col simbolo dell’assassino e l’altra dei templari;
- Una felpa blu con logo del gioco;
- Una maglietta stile “Polo” nera col simbolo dell’assassino all’altezza del cuore
- Una litografia con tiratura 50 copie;
Tutte queste meraviglie potete vederle nelle foto sottostanti.

Entro nella mia camera (pian terreno, numero 38): Meraviglia!
Suite con letto a 2 piazze, finestrona che da sul prato ma sopratutto ha 2 piani! C’è un secondo letto in alto (non si sa mai che qualcuno riesca broccolare).
Il giaciglio dove dormo è in legno massiccio con un dipinto sulla spalliera.

Gasatissimo e vestito “con firma assassina” torno nella hall, ove finalmente arriva il secondo gruppo da Roma, si cambiano e partiamo verso Monteriggioni, luogo ove tra l’altro, come sicuramente saprete, è ambientato il videogioco multiplayer.
In cinque minuti siamo d’innanzi alla roccaforte, un paesino circondato da mura che in inverno conta venti abitanti; si respira un’aria antica. Buona muffa mai corrosa dal tempo.
Ci fermiamo nella piazza principale e veniamo divisi in due gruppi: Gli assassini ed i Templari. Io naturalmente non sarei potuto capitare altrimenti che tra assassini. :D
Ci dicono che hanno preparato un gioco diviso in tre prove, e chi ne avesse vinte due avrebbe provato per primo la versione multiplayer del videogame.

Primo gioco:
Ci dividono in ulteriori sottogruppi dotandoci di bussole ed un foglio con su scritte coordinate ed indizi: Partendo dalla prima coordinata dovevamo giungere ad un particolare del paese (tipo uno stemma o cose simili) ove poteva esserci nascosta una piuma, da li si ripartiva con la seconda coordinata e così via; non tutti i punti segnati erano nascondigli. Dovevamo trovare tre penne per sottogruppo.
Ok, abbiamo perso la prima sfida, shit, ma siamo stati spronati a dare di più per provare a vincere tutte le altre.

Secondo gioco:
Ci assegnano due basi, ove ci sono elmi, scudi, flauti ed altri oggetti.
Con dei cartellini numerati in fronte dovevamo riuscire ad impossessarci di quelli avversari. Tutto qua? Naturalmente no: era possibile uccidere i nemici leggendo ad alta voce il numero loro assegnato e viceversa.
Ovviamente son partite tattiche di guerra a go go.
“Ovviamente” abbiamo vinto.
Ora sì che siamo super gasati!

Terza prova: ci consegnano un foglio da decifrare ed una mappa con segnato un luogo ove recarci una volta scoperta la frase nascosta; decidiamo di dividerci: In tre andiamo a cercare l’ubicazione segreta mentre gli altri decrittano il codice.
Non faccio in tempo a fare cento metri che hanno già finito, eh si, fa comodo avere un fottuto geniaccio in squadra!
Ci rechiamo tutti nel punto segnato sulla cartina e ci troviamo dinnanzi un tizio vestito da templare, con tanto di maglia di cotta e spada, che dopo averci sentito leggere il “contenuto segreto” ci apre una porta e…
WAOH!
Dodici schermi strafighi con altrettante Playstation collegate in lan!
ABBIAMO VINTO! YES! MOTHERFUCKER!
Naturalmente attendiamo gli avversari per poi prenderli sonoramente in giro quando a loro volta aprono la porta.

Prendiamo posizione di gioco ed iniziamo a prendere confidenza con la nuova esperienza multimediale.
Dopo una ventina di minuti, ci comunicano che inizia un torneo, ognuno di noi ha progressivamente degli altri player da uccidere.
Eecco i rispettivi premi per i vincitori:
1°- Fornitura per un anno di tutte le uscite della Ubisoft, una statuetta del valore di 500 euro, felpa bianca di Assassin’s e maglietta bianca sempre a tema.
2°- Statuetta, felpa e maglietta
3°- Felpa e maglietta.
Cavolo, non ho vinto neanche un bullone, MA SONO RIUSCITO AD ACCHIAPPARMI UN CARTONATO GIGANTE CON L’ASSASSINO, CHE REGALERO’ (O DOVRETE VINCERE) DURANTE IL RADUNO DI LEGA NERD DI SABATO PROSSIMO.
Dato che, come ho già raccontato, le postazioni erano solamente 12 chi non giocava sguazzava in un’orgia di buon cibo toscano ed annegava in fiumi di ottimo fottuto vino. Come immaginerete è finita che ci siam portati le bottiglie nella sala videoludica.

Tutti felici torniamo in hotel, doccia e di corsa in pullman: destinazione ristorante a Monteriggioni.
Entriamo nella porta del paese e troviamo ad accoglierci il sindaco, che ci conduce alla solita piazza, ove “sbandieratori” cantanti e menestrelli allietano i nostri successivi dieci minuti, con uno spettacolo davvero d’altri tempi, per poi portarci a ritmo di tamburi all’interno e ci sediamo a tavola.
Una mega cena (menù e portate potete vederli nelle foto):

Antipasto: Polenta al tartufo
Primi: Pasta con i funghi e tortelloni con crema di formaggi
secondo: Tagliata e purè
Dolce: Budino alla vaniglia con crema di lamponi e frutti di bosco.
Da bere: Ottimo chianti “in quantità periodica”.

Sazi, felici e “lollanti” torniamo in hotel, ove un gruppetto di cinque o sei (me compreso) non contenti facciamo amicizia con “L’omino messicano della reception” ed iniziamo a bere come spugne.
SBRONZA COLOSSALE, son tornato in camera con i gomiti.
Non ricordo (o non voglio ricordare) altro.

Parentesi: Ora parte il racconto del secondo giorno, come ho accennato all’inizio dell’articolo dovrò saltare tutta una parte per motivi legali.

Secondo giorno:
Sveglia alle nove con sensazioni alcoliche che mi fanno effetto risacca nel cervello.
Mega colazione a base di ottimi salumi toscani e uova, e siamo pronti a…
[Salto temporale]
Sono le ore 12 circa, ci muoviamo per andare a pranzo.

Due partecipanti fanno il cosplay dell’assassino.
Stupendo.
Arrivati alla cittadina medioevale Obblighiamo i cosplayer a mettersi in posa ovunque capiti, compresi molti punti di che verranno ripresi nel gioco. Volete sapere quali? Non posso dirvi neanche questo, infatti le foto inserite nella gallery sono a casaccio. Scoprirete tutto quando avrete il videogame.
Posso dirvi che ci hanno regalato un ulteriore maglietta rossa dell’assassino.

Facciamo un giretto ed incrociamo un falconiere, in compagnia di quattro falchi.
Come perdere l’occasione di fare delle foto ad un cosplayer dell’asssassino con un falco sul braccio?
Mi faccio avanti e glie lo chiedo: Incredibile, ha risposto affermativamente.

Dopo aver esplicitato interessantissime nozioni sulla nobile arte della caccia con i falchi ed averci dato dimostrazione pratica della micidialità di quegli splendidi pennuti l’uomo finalmente porge il guanto di pelle alla ragazza travestita, che senza alcun timore (anzi, era davvero divertita) accoglie il rapace sull’avambraccio.
Una chicca inaspettata che personalmente ha fatto alzare di almeno dieci punti l’esperienza.

E’ giunta l’ora di mangiare:
Antipasto: Crostini con salse varie (buonissime), dalle mousse di carne a quelle con i funghi.
Primo: Pasta al cartoccio con un sughetto che non ho ben compreso ma che faceva sbrodolare al solo sguardo.
Secondo: Cinghiale con olive e fagioli (cavolo, tra poco ci sarà il viaggio di ritorno in pullman).
Dolce: Me lo son perso.
Il tutto naturalmente accompagnato dal “solito” ottimo ed abbondante Chianti.

Usciamo satolli, facciamo le foto di gruppo e ci avviamo verso il pullman per il viaggio di ritorno.
Viaggio travagliato, con qualche imprevisto che non è dipeso assolutamente nè dalla Ubisoft nè dall’autista.

Arrivo a Milano per le 21:30 circa, saluti scambio di mail, baci, abbracci e tutti a casa.

Voti:
Hotel: 95/100
Location: 100/100
Organizzazione dell’evento: 98/100
Videogame Assassin’s Creed Brotherhood – Multiplayer: 80/100
Compagnia: 100/100 con lode e bacio accademico
Animazione: 80/100
Gadget: 95/100

Come voto complessivo darei 98/100, e che la media matematica vada a farsi benedire.

Ringrazio tutti i partecipanti all’evento che mi hanno permesso di utilizzare le foto che hanno scattato, e la Ubisoft, alla quale son riuscito a strappare la promessa di ricevere in esclusiva tutto il materiale video (professionale) che non utilizzeranno per la creazione del filmato che metteranno online. Naturalmente dopo un montaggio finirà qui su Lega Nerd, ma ne riparleremo a novembre.
Qui sotto trovate tutte le foto, quando torno a casa le metto a posto meglio creando una gallery decente.

William J.