lunedì 22 novembre 2010

L'isola delle bambole

Riporto un altro articolo che ho scritto su leganerd.com.



Una rinomata destinazione turistica mondiale è “La Isla de la Muñecas” – un nome spagnolo che possiamo tradurre letteralmente in “L’isola delle bambole”.
Questa località si trova in Messico e come suggerisce il nome, ci si aspetta di vedere un mondo meraviglioso che lascerà un’impronta eterna ove troveremo orsetti che vomitano coriandoli e flatulenzano cuoricini, ma la realtà è esattamente opposta e la visione che ci troveremo davanti sarà molto dura da digerire: migliaia di brutte bambole mutilate, appese ogni albero sull’isola, spadroneggiano nella scena.

Don Julian Santana, un eremita che rinuncia al mondo ed alla sua famiglia per abitare questa isola, ha dedicato i suoi ultimi cinquanta anni di vita per rendere la “La Isla de la Muñecas” ciò che è. Si crede che egli abbia fatto tutto ciò per compiacere lo spirito di una bambina che annegò nel canale. Qualunque sia la ragione, egli è riuscito a trasformare quest’isola in un bizzarro inquietante luogo ove un raccapricciante sguardo di bambole mutilate ossessiona ogni tuo movimento.


Don Julian Santana

Si dice che Don Julian abbia condotto una vita isolata (e vorrei vedere chi gli sta vicino), tranne quando si azzardò a raccogliere bambole antiche dalla discarica o acquistandole in cambio di frutta e verdura.

Nel 2001, don Julian è stato trovato morto per annegamento nel canale che circonda la sua casa; pur essendo morto la sua visione inquietante rimane, nei volti di bambole senza vita appese nelle forme peggiori di tortura e delle pene umane.

Si tratta di uno spettacolo spettrale che funge da attrazione turistica soprattutto per le giovani generazioni e da chi è affascinato dal lato dark della vita e dalla morte.
Pare che molti visitatori siano sopraffatti dalla sensazione della propria morte infantile, intesa come uscita, fine di quel periodo, causando stati di ansia o addirittura svenimenti alla visione di quella scenografia.

Data la mia fobia, o meglio sensazione di irrequietezza che mi suscitano le bambole (sopratutto quelle di porcellana) credo proprio che mai e poi mai andrò a visitare quel luogo.
Via.

venerdì 12 novembre 2010


Sotto trovate il nuovo video rilasciato dalla Ubisoft sul famoso gioco che uscirà il 18 Novembre (tra sei giorni).
Chi non vuole rovinarsi la sorpresa non lo guardi.

Assassin's Creed Brotherhood video spoiler


Sotto trovate il nuovo video rilasciato dalla Ubisoft sul famoso gioco che uscirà il 18 Novembre (tra sei giorni).
Chi non vuole rovinarsi la sorpresa non lo guardi.

venerdì 5 novembre 2010

CroV - Il virus marino gigante


Riporto un altro articolo scientifico che ho scritto su Lega Nerd.

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E’ stato identificato all’inizio degli anni novanta, classificato come virus solamente poco tempo fa dal microbiologo Curtis Suttle (insieme alla la sua équipe della University of British Columbia – Canada) e si chiama CroV. E’ un virus di dimensioni gigantesche, vi basti pensare che il suo genoma è formato da 730 mila paia di basi nucleotidiche (se non sapete cosa sono trovate una breve spiegazione qua) ed è secondo solo a quello del mimivirus Acanthamoeba polyphaga (1,2 milioni di basi).
Lo studio è stato pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences che non è riuscito a chiarire bene il ruolo che ha il CroV nell’ecosistema marino, certo è che ci troviamo davanti al più grande nemico del Cafeteria roenbergensis, un protozoo flagellato, che è tra i più attivi ed abbondanti predatori sulla faccia del pianeta ed è fondamentale per il ciclo di alcuni elementi (in particolare il carbonio) e dei nutrienti.

Come ho scritto all’inizio dell’articolo è stato scoperto agli inizi degli anni novanta, ma solamente dopo vent’anni siamo giunti alla conclusione che ci troviamo d’innanzi al secondo virus più grande del mondo.
Un po’ di nozioni base sui virus:
Essi sono “entità” estremamente difficoltose da classificare, ci sono addirittura tutt’oggi dibattiti nell’ambiente scientifico sulla domanda: “Sono esseri viventi o no”?
Questo è dato dal fatto che si riproducono, o meglio utilizzano “elementi” esterni (cellule) per farlo, iniettando dentro loro una sequenza di DNA che obbliga l’unità biologica a produrre altri virus identici, ma sono “organismi” (notare le virgolette) troppo semplici per essere definiti viventi, infatti son formati solamente da una membrana ed una sequenza di dna (detto in due parole).
L’importanza della scoperta di questo virus, o meglio la classificazione in quanto tale, è data dal fatto che mette davvero in crisi chi sostiene che non siano esseri viventi, in quanto non si può più parlare di semplicità, dato il numero di basi nucleotidiche che possiede.
Riporto una frase detta in una conferenza da Curtis Suttle:
“I virus sono considerati organismi semplici perché portano un esiguo numero di geni”, ma la macchina genetica trovata in CroV è pari a quella che caratterizza le cellule degli organismi complessi. E non c’è dubbio che il nuovo arrivato sia solo uno dei tanti, ancora sconosciuti ma indispensabili, virus giganti che abitano i mari”.

Se vi interessa l’argomento “Virus” posso scrivere un post più generale che illustra cosa sono e come agiscono.

Fonti:
Livescience
Wikipedia
Galileonet

Mostra di Assassin's Creed a Lucca - Video



Uno splendido video vi farà respirare le atmosfere che potete trovare sia nel videogioco che più in generale nell’ arte.
Reputo interessantissima l’iniziativa realizzata durante il “Lucca comics and games” in quanto attraverso un una vera e propria mostra valorizza appropriatamente la grafica digitale, paragonandola senza mezzi termini ad opere d’arte.
Inutile dire che sono assolutamente daccordo e che per il lancio di “Assassin’s Creed Brotherhood” la Ubisoft sta facendo le cose sempre più in grande.
Buona visione!

Ringrazio Martina per la bazingata nella pagina privata dedicata a noi della gilda degli assassini su Facebook.

Fossile di Leviatano


Recuperati i resti di un antico predatore dei mari: aveva denti lunghi 40 centimetri.Il Leviatano, il mostro marino più volte citato nell’Antico Testamento, riemerge nel deserto del Perù. Un team internazionale, coordinato da Giovanni Bianucci, ricercatore al dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa e da Olivier Lambert, del Musèum national d’Histoire naturelle de Paris, ha scoperto i resti di un enorme cetaceo vissuto tra i 12 e i 13 milioni di anni fa, che ricorda l’antico predatore dei mari. Non a caso, è stato battezzato “Leviathan melvillei”, in onore dello scrittore Herman Melville, autore di “Moby Dick”, che nel suo romanzo più volte menziona questa sorta di essere mitologico, che si diceva creato direttamente da Dio.

Son stati ritrovati i resti di questo vero e proprio mostro marino, un terribile predatore dal cranio lungo tre metri.

Leggi tutto l’articolo.

Guarda la fotogallery.

Ascolta l’intervista a Bianucci.

Lemuri del Madagascar – Comportamenti sociologici


Ultimamente son pieno di lavoro, e non ce la faccio a scrivere su due blog, quindi ho preso l'abitudine di scrivere su Lega Nerd e riportare di qua imiei post.

Prometto che ritornerò a pubblicare anche articoli di design e riempire il forum di risorse per webmaster.

William J.

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Il sifaka di Verraux è un lemure di media taglia.
Come tutti i sifaka ha una lunga coda che utilizza come bilanciere quando salta da un albero all’altro.
Gli esemplari di questa specie vivono in piccoli gruppi da 1 a 10 individui con numero di maschi e femmine più o meno bilanciato.
Le specializzazioni anatomiche degli arti inferiori e superiori rendono questa specie prevalentemente arboricola; i movimenti sul terreno producono una caratteristica andatura a balzi laterali, spesso paragonata ad una specie di danza.
Wikipedia.

I lemuri del Madagascar, detti anche Propithecus Verreauxi o ancora Sifaka di Verraux, sono dei primati (proscimmie) con particolari comportamenti che definirei tanto bizzarri quanto evoluti.

Sesso a pagamento.
Credevate che fosse una prerogativa della nostra specie? Ebbene no.
A differenza degli altri animali, in cui le femmine vengono considerate esseri puramente da riproduzione con conseguente sottomissione, gli esemplari maschi di questi simpatici animaletti devono fare dei favori ben specifici “mercanteggiando” di fatto l’accoppiamento.
La scoperta fatta da un gruppo di biologi italiani dell’Università di Pisa ha dell’eccezionale, in quanto fino ad ora si credeva che questa fosse una prerogativa unicamente dei primati così detti “superiori” (alcune scimmie e l’uomo); essi in questo modo hanno dimostrato che già nei primati ancestrali (proscimmie) vige una sorta di “regolamento politico” dello scambio dei favori ed il sesso forte non è dato dalla potenza muscolare (quindi dalla maggiore possibilità di reperire cibo) bensì dal dono della fertilità.

E’ interessante fare un paragone con l’economia e la politica umana, ove la chiave che determina il potere sono le relazioni non paritarie tra gli individui, nel caso animale tra maschi e femmine. Partendo dal presupposto che se gli esemplari “pisellati” non riescono ad esercitare la coercizione (potere fisico) si trovano di fatto costretti a “scendere a patti” con l’altro sesso (potere politico/economico) dando la maggior parte del potere sociale alle femmine, che formano coalizioni tra loro anche perchè nel caso dei lemuri del Madagascar gli esemplari di ambedue i sessi hanno anche la stessa stazza fisica.

“Insomma, non solo puoi donare la vita ma puoi anche riempirmi di mazzate, quasi quasi nella prossima vita mi reincarno mantide religiosa, esemplare sempre maschile, ovviamente” {Cit. di un Lemure del Madagascar} ( :D )
I biologi hanno osservato, nel sud del Madagascar, un gruppo di sifaka per quattro mesi, registrando comportamenti tra cui aggressioni, accoppiamenti, marcature (effettuate dai maschi tramite ghiandole del collo e ano-genitali), e grooming (o spulciamento), che nei primati è importantissimo per le sue funzioni igieniche (pulizia) e di collante sociale. Le analisi hanno rivelato, in generale, che lontano dalla stagione riproduttiva maschi e femmine scambiano grooming per grooming (interchange), mentre durante l’estro femminile la situazione cambia: le femmine non offrono più grooming ma la loro disponibilità ad accoppiarsi. I risultati evidenziano che, subito prima della stagione degli amori, i maschi competono attraverso “slogan odorosi”: i maschi che marcano di più in prossimità delle femmine sono quelli che hanno l’accesso prioritario alle medesime, probabilmente perché le secrezioni ghiandolari contengono informazioni utili (tra cui se il maschio è dominante o no).

Tutto ciò che ho citato qua sopra non è sufficiente, infatti gli studiosi hanno constatato che gli esemplari maschili che si accoppiano maggiormente sono quelli che attuano più favori spulciando la femmina, ma sopratutto si accoppiano più volte con lo stesso esemplare, determinando di fatto il “favore at personam”.



Intervista a Elisabetta Palagi, coordinatrice del gruppo di ricercatori pisani che ha osservato questo comportamento nei lemuri.

[mp3]http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2010/11/Lemuri_sesso.mp3[/mp3]





Quello dell sesso a pagamento non è l’unica particolarità sociologica dei lemuri, un’altra assolutamente da citare è il fatto che sconfiggono la xenofobia con il gioco e di questa scoperta dobbiamo ringraziare ancora una volta il gruppo di biologi pisani citato sopra.
Dal greco: xénos, straniero e phobos, paura. Paura di ciò che è straniero.

Utilizzare il gioco per ridurre e attenuare la paura dello straniero.
Già nell’antichità il gioco copriva un ruolo fondamentale per ridurre o almeno attenuare la xenofobia.
Platone sosteneva che: “Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco, che in un anno di conversazione” {Cit. La Repubblica, di Platone} e secondo la mitologia greca l’oracolo di Delfi disse al re dell’Elide, che il dio Apollo aveva ordinato l’istituzione di competizioni sportive a Olimpia così da porre fine alle guerre del Peloponneso. La storia reale ci dice che venne stipulato un contratto di pace (tregua olimpica) tra tutte le regioni partecipanti e che ad oggi è stato il più duraturo.

Torniamo agli animali.
Come dicevo il gruppo di ricerca del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa ha scoperto che l’importante ruolo che ha il gioco nell’abbattimento dell’intolleranza sociale verso il diverso è una prerogativa non soltanto umana ma anche delle proscimmie, nostri lontani parenti, e quindi con tutta probabilità anche dei nostri antenati; utilizzano quindi il comportamento ludico con le stesse finalità utilizzate dalla nostra specie.
Nei Propithecus Verreauxi (sempre gli stessi lemuri) gli esemplari maschi “migrano” in cerca di femmine da un gruppo all’altro, scatenando inizialmente violenti scontri (risposta xenofobica da parte dei maschi del gruppo) che poco a poco si “trasformano” in gioco. Quando inizia questa fase non si notano più differenze comportamentali tra “gli interni” e gli “esterni” che vengono trattati a tutti gli effetti come membri appartenenti (controllo).
“L’aspetto più interessante della ricerca – commenta la dottoressa Palagi – è che essa rovescia la prospettiva comune. Tutti pensano al gioco come a un comportamento che viene inibito in caso di stress sociale, mentre in questo caso si dimostra che serve proprio per gestire lo stress sociale. Molti, inoltre, pensano al gioco come un comportamento non strettamente legato alla sopravvivenza, ma nel caso dei Sifaka sembra invece avere un ruolo molto importante per evitare gravi conseguenze dovute ad aggressioni da parte di individui estranei al gruppo”. Su questi presupposti stimolanti, la ricerca continuerà nel 2011. È già prevista, infatti, una nuova raccolta di dati utili per chiarire altri aspetti relativi sia al gioco che ad altri comportamenti sociali, quelli in particolare che inducono e limitano lo stress negli individui.L’articolo degli studiosi pisani, dal titolo “Stranger to familiar: wild strepsirhines manage xenophobia by playing” è liberamente consultabile e scaricabile dal sito
ilgiornale.unipi.it

Ecco che giungiamo alla conclusione che il gioco ha un ruolo assolutamente fondamentale per l’accettazione tra individui estranei al gruppo analogamente a come accadde in Grecia tra le diverse popolazioni ed i giochi olimpici.



Intervista a Elisabetta Palagi.

[mp3]http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2010/11/lemuri_xenofobia.mp3[/mp3]





Ricerca (in inglese) pubblicata dall’equipe di biologi dell’università di pisa.

Fonti: Wikipedia, Moebiusonline, Plosone, ilgiornale.unipi.it.